La terapia oncologica nel cane anziano. Sì o no?

Esattamente come sta avvenendo per gli esseri umani, anche nella popolazione canina e felina i tumori sono in aumento; secondo recenti rilevamenti veterinari, ogni anno su 100.000 esemplari sono colpiti da tumore circa 500 cani e 200 gatti. 
Quando viene diagnosticata una malattia neoplastica al proprio animale domestico, una delle prime cose che ai proprietari preme sapere riguarda la possibilità e la necessità o meno di intraprendere terapie di tipo chirurgico o farmacologico. Se all’idea della chirurgia in molti sono già abituati, pensare di sottoporre un cane o un gatto ad un ciclo di chemioterapia o radioterapia risulta ancora inusitato. Ci si chiede spesso, soprattutto se l’animale è anziano: “ne varrà la pena? Quanto vivrà ancora? Soffrirà a causa delle terapie?”. 
Non esiste una risposta che valga per tutti e solo il veterinario è in grado di stabilire un piano terapeutico adeguato ad ogni singolo caso. Vogliamo però raccontarvi la storia di Kira, una nostra paziente anziana che, pure a seguito di una diagnosi infausta, è stata sottoposta a cure chemioterapiche e radioterapiche che le hanno permesso di vivere ancora qualche anno con la sua famiglia.

 

La storia di Kira

Una notte di febbraio 2016 è arrivata in clinica una boxer tigrata di 10 anni di nome Kira. I suoi proprietari l’avevano portata da noi perché da quel pomeriggio soffriva di crisi convulsive generalizzate complete: si accasciava a terra, tremava, perdeva bava dalla bocca e non controllava gli sfinteri con conseguente perdita di urina e feci. Le crisi erano progredite fino ad arrivare a quello che viene definito “stato epilettico”, quando cioè l’animale non riprende il normale stato di coscienza tra una crisi e l’altra.
Come prima cosa Kira è stata sottoposta ad una terapia anti-convulsivante molto forte, che purtroppo però non è stata sufficiente a placare lo stato in cui versava. È stata quindi sedata e trattata ulteriormente con farmaci anestetici e anti-convulsivanti. L’abbiamo tenuta in questa sorta di coma-pilotato per un giorno e mezzo, dopodiché l’abbiamo svegliata per valutare la situazione; le crisi persistevano, ma molto più rare e meno aggressive.
Superato questo momento critico Kira è stata valutata dal punto di vista neurologico; ci siamo resi subito conto che dovevano essere coinvolti i nervi cranici perché i deficit da cui era affetta erano molto gravi, sia dal punto di vista neurologico che deambulatorio. Abbiamo quindi deciso di inviarla ad un centro specializzato con il quale collaboriamo per effettuare ulteriori accertamenti. La risonanza magnetica a cui è stata sottoposta ha dato purtroppo un esito infausto: Kira era affetta da Glioma, un tumore del tessuto cerebrale abbastanza esteso, privo di metastasi, ma responsabile di crisi convulsive a causa della pressione esercitata sul cervello. 
Né la chirurgia né la chemioterapia, all’epoca della malattia di Kira diffusa in veterinaria già da diverso tempo, erano opzioni terapeutiche valide: entrambe si erano dimostrate inefficaci nel trattamento del Glioma. In quegli anni si stava però facendo strada un’altra opzione terapeutica, cioè la radioterapia, che combinata alla chemioterapia poteva rappresentare una concreta possibilità di cura per la nostra paziente.
I proprietari di Kira erano preoccupati all’idea che la loro cagnolona potesse affrontare una terapia impegnativa e soprattutto, consci del fatto che i cani di razza boxer hanno un’aspettativa di vita di circa 10 anni (età già raggiunta da Kira al momento della diagnosi), si chiedevano se valesse la pena intraprendere un percorso come questo.
Nella maggioranza dei casi la nostra risposta è sì: anche nei cani anziani vale la pena intraprendere un percorso di cura oncologico. Regalare al proprio animale tempo in più, facendolo star bene e trascorrendo del tempo con lui, rappresenta sicuramente un atto d’amore e manifesta la volontà di prendersi cura di lui fino alla fine.
Anche nel caso di Kira la nostra risposta è stata la stessa; i suoi proprietari hanno seguito il consiglio e intrapreso la terapia, durata circa 8 mesi. La boxer è stata sottoposta a terapia radiante, in particolare a radioterapia stereotassica frazionata, in combinazione con la somministrazione di un farmaco radiosensibilizzante con l’obbiettivo di colpire il tumore e ridurlo gradualmente. Risultato? Nove mesi dopo l’inizio del trattamento abbiamo registrato la completa regressione del tumore. Kira era guarita e talmente vitale che dopo un incidente costatole la rottura del crociato (sì…è stata un po’ sfortunata!) i suoi proprietari hanno deciso di curarla ancora. La risonanza magnetica a cui è stata sottoposta in questa occasione, a un anno e mezzo di distanza dallo stesso esame che aveva rivelato la presenza del glioma, ha confermato l’assenza di patologie cerebrali e danni neurologici.
Ripresa anche dall’incidente Kira ha vissuto, bene, fino al 2018. A 12 anni abbiamo optato, insieme ai suoi proprietari, per l’eutanasia in quanto la sua salute si era compromessa da vari punti di vista: abbiamo registrato un peggioramento delle sue condizioni generali dovuto, tra le altre cose, a insufficienza renale e patologia infiltrativa a carico del fegato e ad un totale cambiamento del suo carattere; Kira aveva perso tutta la sua vitalità e non riusciva nemmeno ad alimentarsi da sola.

 

Questa storia si è svolta tra il 2016 e il 2018; la terapia oncologica ha regalato a Kira 2 anni pieni di vita e ha consentito di vincere un tumore cerebrale gravissimo i cui sintomi sarebbero stati molto invalidanti.
2 anni di vita su 12 a noi non sembrano pochi ed è proprio per storie come queste che diciamo sempre (o quasi) che vale la pena provarci.

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