Somministrazione “fai da te” di farmaci agli animali: quali sono i rischi?

La somministrazione “fai da te” di farmaci agli animali è una pratica molto più diffusa di quanto si possa pensare: la buona fede e l’ingenuità dei proprietari portano, troppo spesso, a non considerare la potenziale pericolosità di questi medicinali, se somministrati a cani o gatti. Può capitare che gli animali vadano incontro a malattie analoghe a quelle che colpiscono l’uomo, ma non per questo il farmaco per curarle deve essere lo stesso. 
È bene sapere che l’industria farmaceutica, per sopperire a questo problema, ha realizzato appositi medicinali veterinari in grado di garantire ottimi livelli di sicurezza senza arrecare danni o peggiorare la situazione clinica dell’animale. I principi attivi contenuti di frequente sono gli stessi dei farmaci ad uso umano, a fare la differenza sono i dosaggi, studiati e adattati per essere correttamente digeriti dall’organismo dell’animale.
 

Differenze di taglia e corporatura
Riguardo ai dosaggi avrete certamente notato che i farmaci ad uso umano sono disponibili tutt’al più in due formulazioni: per bambini e per adulti. Un adulto medio della specie umana pesa solitamente 70 kg, con una variazione del 10-20%, ma cosa dire di un cane medio? Qualcuno di voi starà pensando al proprio Pintscher, circa 6 kg, ed altri al proprio Labrador, sui 35 kg o più. Ecco perché i farmaci veterinari sono declinati in formulazioni di “pezzatura” molto diversa: per lo stesso farmaco si trovano in commercio le compresse da 50 mg, 100 mg, 250 mg, 500 mg… Non solo il farmaco umano non è adattabile alla somministrazione all’animale, ma anche il farmaco che è stato prescritto per una specie (cane o gatto) o per un tal soggetto, non può essere autonomamente riutilizzato per un altro animale.

 

Uomo e animali differenti, ma cane e gatto sono uguali?
Le diversità di assimilazione ed effetto terapeutico non sono solo tra la specie umana e gli animali, ma anche tra cane e gatto o comunque tra animali domestici e altre specie. Alcuni esempi per capire meglio di cosa parliamo. I FANS ad uso umano, ovvero farmaci antinfiammatori non steroidei, una categoria ampissima di farmaci che comprende i maggiori farmaci “da banco” che normalmente usiamo per il mal di testa o la febbre, possono essere estremamente tossici per i nostri animali. Sia nel cane che nel gatto, infatti, si usano molecole differenti, sempre appartenenti alla categoria dei FANS, ma che non esercitano tossicità come invece farebbero il paracetamolo o il ketoprofene. Questa è forse la differenza più nota ai proprietari di animali, ma ancora talvolta ci capita di soccorrere cani o gatti a cui è stato somministrato l’ibuprofene o la novalgina ad alte dosi.
Volendo invece dare un’idea di come cane e gatto possano essere diversissimi nel metabolizzare un principio attivo, l’esempio più lampante è fornito dagli antiparassitari. Avete mai notato il simbolo di divieto su una sagoma di gatto che si trova sulla confezione di alcuni antiparassitari per cane? La ragione è semplice: la permetrina o le sostanze affini (appartenenti alla categoria “piretrine e piretroidi”) sono tossiche per il gatto che anche a fronte della somministrazione di piccole dosi per via transcutanea sviluppa sintomi neurologici gravissimi fino a convulsioni e morte. Ecco dunque che una molecola innocua per il  cane può risultare fatale per il gatto, e non sono infrequenti le intossicazioni accidentali causate dalla mancata conservazione della scatola o mancata osservanza della prescrizione veterinaria.

 

Il concetto di uso in deroga
Dopo tutte queste informazioni sarete portati a credere che non si possa in alcun modo somministrare ad un animale il farmaco che è destinato ad un’altra specie. È corretto, a meno che la somministrazione non derivi da una prescrizione veterinaria. È infatti previsto dalla legge che il medico veterinario, in assenza di una molecola utile alla cura di una malattia canina o felina, possa ricorrere ad un farmaco registrato, ad esempio, per grossi animali, oppure in seconda battuta ad un farmaco umano. Questa facoltà tuttavia non può che essere esercitata da chi, tramite anni di studio, conosce molecola per molecola gli effetti di ciascun principio attivo sull’animale da curare, nonché gli effetti collaterali e la tossicità.
 

L’assunzione accidentale
Veniamo ora all’emergenza più comune, ovvero l’assunzione accidentale di farmaci da parte degli animali di casa. E’ utile sapere che a seguito di ingestione accidentale di grosse quantità di farmaci il medico veterinario può avvalersi di due validissimi strumenti per evitarne l’assorbimento: l’induzione dell’emesi (ovvero il procurare il vomito all’animale tramite apposito farmaco ad azione immediata), oppure la lavanda gastrica. La condizione fondamentale perché l’intervento sia efficace è la tempestività dell’intervento, in modo che la sostanza possa essere espulsa prima di essere assorbita e metabolizzata. Nel caso di somministrazione impropria o ingestione accidentale di farmaci di qualsiasi tipo, non esitate a contattare una struttura veterinaria con servizio di pronto soccorso.

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